Come si prepara il progetto di bonifica ambientale

Come si prepara il progetto di bonifica ambientale

I rifiuti sono sempre oggetto di potenziale rischio per la salute ambientale e umana soprattutto se abbandonati nell’ambiente e non sono conferiti correttamente in discarica; particolare attenzione, poi, deve essere riservata allo smaltimento dei rifiuti in genere e allo smaltimento dei rifiuti speciali a Roma in particolare, in conseguenza alle difficoltà registrate dall’amministrazione comunale nella gestione dei rifiuti urbani e non solo. A volte, quando viene chiusa una discarica è necessario procedere alla bonifica del territorio o del sito e per fare la bonifica ambientale è necessario redigere un progetto. Ditte specializzate come NIECO hanno le competenze per mettere in atto un progetto di bonifica ambientale. Ma come si redige e come si prepara un progetto di bonifica?

La redazione di un progetto di bonifica ambientale

La bonifica ambientale richiede indagini preliminari geologiche e idro-geologiche del sito e la verifica di eventuali contaminazioni. È la legge a definire come fare un progetto di bonifica (D.M. n. 471/1999) definendo il progetto come il primo livello di approfondimento. Il D-Lgs. n.152/2006 e successive modifiche stabilisce invece il successivo piano di caratterizzazione ovvero le procedure operative e amministrative per raccogliere il maggior numero di informazioni sul sito da bonificare. In caso di contaminazione, il piano di caratterizzazione è il primo passo verso la bonifica e la messa in sicurezza del sito. Il progetto di bonifica si compone delle seguenti fasi:

  • Raccolta sistematica dei dati esistenti;
  • Modello concettuale preliminare;
  • Piano di indagini;
  • Risultati;
  • Modello concettuale definitivo;
  • Progettazione dell’intervento.

La stesura del modello concettuale definitivo deve essere integrato dai risultati delle analisi chimico-fisiche ottenute con il campionamento, le indagini e le analisi del sito da bonificare. Il sito deve essere descritto in modo dettagliato riportando le informazioni in modo tale da stabilire chiaramente gli effetti delle attività svolte sul sito e sul’impatto dei rifiuti stoccati.

Quali sono i dati da raccogliere

Il progetto di bonifica ha lo scopo di individuare:

  • Le fonti di contaminazione attuali o pregresse (terreno di riporto contaminato, rifiuti interrati, perdite di tubature, accumuli di rifiuti, polveri, serbatoi con perdite);
  • Le sostanze contaminanti presenti nel sito;
  • Il grado di tossicità e le caratteristiche chimico-fisiche delle sostanze contaminanti rilevate (solubilità, volatilità, biodegradabilità …);
  • Le caratteristiche dominanti dell’ambiente circostante quali le falde acquifere, profondità dell’acquifero principale, prossimità ai corsi d’acqua, caratteristiche meteo-dinamiche del sito;
  • Presenza di pozzi nel sito e nelle aree limitrofe e uso delle acque prelevate dai pozzi;
  • Altri elementi territoriali di rilievo come la distribuzione e densità demografica nell’area limitrofa il sito da bonificare, vicinanza di scuole, ospedali e altri soggetti sensibili;
  • Modalità e tipo di esposizione dei soggetti sensibili al sito contaminato (contatto dermico, ingestione, inalazione).

Tutti questi elementi contribuiscono a definire l’estensione dell’area da bonificare che spesso va oltre i confini del sito da bonificare, nonché la stima del suolo contaminato, le caratteristiche ambientali, il grado di inquinamento dei vari siti coinvolti, i livelli di esposizione e le caratteristiche della popolazione soggetta al rischio di inquinamento e contaminazione.

Le Previsioni di CM – 30 Aprile / 6 Maggio 2018

Le Previsioni di CM – 30 Aprile / 6 Maggio 2018

Queste previsioni sono a cura di Flavio

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Situazione sinottica

Una ondulazione atlantica piuttosto incisiva avanza dalla penisola iberica in direzione dell’Europa centrale e del bacino centro-occidentale del Mediterraneo, rallentata nel suo avanzamento zonale dall’approfondimento di una depressione centrata in queste ore in prossimità del Belgio. La cellula anticiclonica atlantica rimane defilata a ovest delle isole Azzorre, mentre il flusso principale continua ad alimentare sistemi depressionari in movimento dall’arcipelago canadese al Mar di Groenlandia con temperature che sull’arcipelago continuano a mantenersi su valori prossimi ai 20 gradi sotto lo zero (Fig.1).

L’evoluzione sinottica sarà caratterizzata a inizio settimana dall’approfondimento di un vortice sul Golfo di Danimarca, cui si assocerà una notevola accelerazione del getto in uscita dal Labrador con conseguente tilting della cellula atlantica e isolamento di un minimo chiuso di geopotenziale sul Mediterraneo (Fig.2). Conseguiranno condizioni di tempo molto instabile sull’Italia, in particolare sulle regioni nord-occidentali e del versante tirrenico che al momento appaiono interessate più direttamente dalla circolazione ciclonica.

Sul finire della settimana, il consolidamento di una cellula anticiclonica sull’Europa centrale potrebbe regalare un nuovo periodo di tempo stabile, con la Penisola esposta all’ingresso di correnti secche dai quadranti nord-orientali e le regioni meridionali soggette a fenomenologia da instabilità pomeridiana per effetto della debolezza del geopotenziale e dell’influenza marginale di una circolazione depressionaria collocata tra l’Anatolia e il Mediterraneo orientale (Fig.3).

Linea di tendenza per l’Italia

Lunedì iniziali condizioni di cielo generalmente poco nuvoloso su tutto il Paese con fenomeni di instabilità pomeridiana più organizzati sull’arco alpino centro-occidentale, e più deboli e isolati sull’Appennino. In serata aumento della nuvolosità sulle regioni tirreniche con piogge e rovesci in intensificazione sulla Sardegna.

Temperature in lieve diminuzione, entra il libeccio sul Mar Ligure e Tirreno settentrionale.

Martedì da molto nuvoloso a coperto al Nord e al Centro con precipitazioni diffuse sui versanti tirrenici e sulle regioni di Nord-ovest. Condizioni di maltempo sulla Sardegna con precipitazioni intense, abbondanti, a carattere prevalente di rovescio o temporale. Parzialmente nuvoloso sulle regioni centrali adriatiche e al Sud.

Temperature in diminuzione nei valori massimi al Nord-ovest e sulla Sardegna, venti deboli orientali.

Mercoledì condizioni di maltempo che persistono sulla Sardegna e si estendono alle regioni di Nord-ovest e alla Toscana con fenomeni anche intensi e a prevalente carattere di rovescio o temporale. Precipitazioni meno organizzate e schiarite frequenti su regioni centrali adriatiche e di Nord-est, sottovento. Sud ancora in attesa, con precipitazioni in progressiva intensificazione sulla Sicilia.

Temperature stazionarie, venti orientali.

Giovedì tempo in miglioramento al Nord, pure in un contesto di spiccata variabilità. Condizioni di accentuata instabilità sulle regioni centrali e meridionali con fenomeni diffusi a prevalente carattere di rovescio o temporale.

Temperature in diminuzione al Sud, venti a circolazione ciclonica attorno al minimo sul Tirreno meridionale.

Venerdì: condizioni di instabilità su tutto il Pese, con possibile nuovo coinvolgimento delle regioni settentrionali e fenomeni più probabili e intensi su regioni interne e in prossimità dei rilievi. Non mancheranno le schiarite, specie sulle regioni costiere.

Sabato e Domenica graduale attenuazione dell’instabilità con schiarite via via più ampie e fenomenologia sempre più limitata alle zone interne e montuose delle regioni centro-meridionali. Ventilazione settentrionale, temperature nella media del periodo.

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Fonte: Le Previsioni di CM – 30 Aprile / 6 Maggio 2018

Cosa sono i rifiuti speciali e come si smaltiscono

Cosa sono i rifiuti speciali e come si smaltiscono

Quando si parla di rifiuti, spesso rischiamo di non avere le idee chiare su cosa siano alcune tipologie specifiche di rifiuti, come quelli speciali, e come si smaltiscano. La definizione generale, dal punto di vista normativa, dei rifiuti è regolamentata dall’articolo 183 di un decreto legge italiano, il n.152 del 2006, poi confluito nel cosiddetto “Testo unico sui rifiuti”, modificato con ulteriori decreti. Dal punto di vista della legge, comunque, non si fa differenza tra i rifiuti che possono essere riciclati e quelli che non possono esserlo. La legge definisce, genericamente, il rifiuto come qualsiasi cosa di cui decidiamo (o dobbiamo) di disfarci. Ma entriamo più nel dettaglio della classificazione tra i rifiuti.

Come si classificano i rifiuti

Un rifiuto viene classificato dalla normativa vigente attraverso la sua origine, l’eventuale grado di pericolosità e il suo stato. Dunque, ci sono rifiuti urbani e cosiddetti speciali, ci sono rifiuti pericolosi e non, e infine ci sono rifiuti distinti tra loro per lo stato o la consistenza: solidi, fangosi o liquidi. Le categorie fanno quindi riferimento a dimensioni e cose anche molto diverse tra loro. In ogni caso, possiamo facilmente intuire che i rifiuti speciali siano sicuramente più particolari di quelli urbani. E allora, come gestirli e smaltirli?

I rifiuti speciali, cosa sono e come si smaltiscono

Quando parliamo in particolare di rifiuti speciali, stiamo facendo riferimento a un vero elenco di rifiuti specifici, anche molto eterogenei tra loro. Si va dai rifiuti agricoli a quelli derivanti da un’attività edile e di demolizione, a quelli industriali e artigianali, ma anche commerciali e sanitari, fino ad arrivare a quelli che si producono nella stessa attività di smaltimento dei rifiuti. Pensiamo ad esempio al fango che si produce dal sistema per rendere potabile l’acqua pubblica o agli scarti delle acque nere e così via. Inoltre, questa categoria di rifiuti può a sua volta essere distinta secondo il grado di pericolosità. È chiaro, quindi, che lo smaltimento dei rifiuti speciali sia un’attività da affidare a delle imprese specializzate nel settore, come Nieco, che sappiano garantire servizi e risultati eccellenti, professionali e certificati. Appare evidente, inoltre, che proprio questa categoria di rifiuti sia quella che maggiormente può, se gestita in modo non appropriato, ledere l’ambiente e il suo equilibrio naturale. Proprio per questo le normative prevedono dei sistemi di smaltimento adatti a ciascuna categoria di rifiuto speciale secondo protocolli di sicurezza standard.

Come configurare un modem infettato da virus

Come configurare un modem infettato da virus

La navigazione in internet comporta il rischio di imbattersi in qualche virus pericoloso che può intrufolarsi attraverso programmi, download insicuri, ma anche attraverso il modem di connessione. Cosa fare se il modem veicola un virus o si infetta? Ecco una rapida guida sulla configurazione di un modem infettato (altre informazioni sulla configurazione di un modem le puoi leggere al link: http://www.internetcasa.org/configurazione-modem-tiscali.html).

 

Riconfigurare un modem infettato da virus

Alcune tipologie di modem possono essere vulnerabili all’intrusione di virus che ne modificano le impostazioni  o rendono impossibile la connessione alle rete. I passi da seguire per ripristinare il modem sono i seguenti:

  • Resettare il modem: ciò comporta la cancellazione di modifiche o personalizzazioni che possono essere reinserite dopo il ripristino. Per effettuare il reset occorre staccare il cavo ADSL dalla presa telefonica, accendere il modem e premere per 10-12 secondi il tasto reset posto sul pannello di controllo. Rilasciare il tasto e attendere qualche minuto che il modem completi il riavvio.

· Verificare aggiornamento del firmware: per aggiornare il firmware occore andare sul sto del produttore del modem ed effettuare la ricerca del firmware per il modello e la versione corrispondente. Scaricare il firmware aggiornato sul computer ed eseguire l’esecutivo. L’aggiornamento del firmware deve essere fatto secondo le istruzioni del produttore, a modem acceso e collegato al PC tramite cavo Ethernet.

  • Cambiare ID e password di accesso al modem: occorre collegare il modem al PC con il cavo Ethernet e verificare che il cavo telefonico e quello di alimentazione siano collegati al modem. Accendere il modem e aprire il browser e digitare le credenziali standard di accesso al modem (verificare il manuale fornito dal produttore del modem). Dopo l’accesso è possibile modificare e personalizzare la propria password e username (possibilmente utilizzando un codice alfanumerico di almeno 8 caratteri e che alterni numeri e lettere maiuscole e minuscole).

Come aumentare la sicurezza del modem

Per migliorare la sicurezza del modem ed evitare intrusioni e “infezioni” in grado di modificare le impostazioni del modem, si suggeriscono i seguenti passaggi:

  • Disattivare il CWMP: o TR-069 è un protocollo che permette il controllo in remoto del modem. Per una maggiore sicurezza è bene disattivare il protocollo CWMP;

· Impostare le regole ACL: si tratta di selezionare le applicazioni che si desidera utilizzare come web, Ping, Telnet, FTP, SnMP e selezionare l’interfaccia come rete LAN per evitare l’accesso a queste applicazione tramite rete WLAM o wi-fi:

  • Disattivare UPnP: ogni produttore di modem ha la sua procedura di disattivazione (consultare il manuale del proprio modem).

Se i problemi persistono nonostante il tentativo di riconfigurazione si consiglia di cambiare modem.

Inceneritori, cosa sono e dove sono ubicati in Italia

Inceneritori, cosa sono e dove sono ubicati in Italia

 

In questi ultimi anni, per fronteggiare il problema nazionale dei rifiuti, si sono cercate diverse soluzioni. Una di queste, avversata spesse volte da amministrazioni locali e cittadini, è stata la costruzione di inceneritori in diverse regioni. Tuttavia, la gestione dei rifiuti a Roma come il qualsiasi altra località nel nostro Paese, richiede la sinergia tra enti locali, aziende specializzate del settore e cittadinanza. E spesso, tale comunanza di intenti, è difficile da cercare e raggiungere.

Nonostante la contrarietà o le polemiche della popolazione locale, dovute a presunte connessioni con l'insorgenza di gravi malattie, come detto, sono stati costruiti comunque diversi impianti di incenerimento nel nostro Paese, distribuiti in varie regioni. Cerchiamo di capire, tuttavia, cosa sia un inceneritore e, inoltre, come funzioni e soprattutto dove siano localizzati tali impianti sul territorio italiano. 

Cos'è un inceneritore

Questo non è altro che un impianto destinato a smaltire rifiuti, utilizzando della combustione a considerevoli temperature, con la conseguente produzione ed emissione di polveri, gas e ceneri varie. Gli impianti più moderni, poi, da tale processo di combustione, possono ottenere del vapore, trasformabile in energia elettrica, che si può distribuire successivamente verso dei centri urbani. In quest'ultimo caso, non si parla più di inceneritori, ma di termovalorizzatori.

Inceneritori di rifiuti presenti nel Nord Italia

La regione con maggiore concentrazione risulta essere la Lombardia, in cui ve ne sono 13, distribuiti in tutte le province. Di cui due da oltre 100 Megawatt, ubicati a Milano e Brescia. L'Emilia Romagna ne possiede 9, ma quello di Reggio Emilia risulta al momento chiuso. I restanti sono dislocati nelle altre province. Il Veneto ospita 4 inceneritori (Padova, Verona e Schio), mentre è spento quello di Venezia. Sono 3 gli impianti in Piemonte, ma operativo è solo quello di Gerbido (TO) e 2 in Friuli, con Trieste e Spilimbergo. Unico impianto in Trentino, a Bolzano.    

Impianti dislocati nel Centro Italia

In quest'area, la Toscana ospita il maggior numero di inceneritori, ben 8, dislocati nelle diverse province della regione. Di questi, l'impianto di Castelnuovo di Garfagnana (LU) è chiuso, mentre quello di Montale (PT) è sospeso. A seguire vi è il Lazio, con 3 impianti, tuttavia due in provincia di Roma sono sospesi e l'altro è operativo a S.Vittore del Lazio (FR). Un solo impianto poi si trova in Umbria (Terni), Molise (Pozzilli, IS), mentre quello marchigiano di Tolentino (MC) è chiuso.

Inceneritori situati nel Sud Italia e le isole

Gli impianti presenti in Puglia sono 2, a Massafra (TA) e Manfredonia (FG). Stesso numero in Basilicata, a Melfi (PZ) e Potenza, e in Sardegna, di cui tuttavia uno solo operativo, a Capoterra (CA), mentre è sospeso quello di Macomer (NU). Unico inceneritore in Campania e in Calabria, rispettivamente ad Acerra (NA) e Gioia Tauro (RC).

Come scegliere gli elettrodomestici a risparmio energetico

Come scegliere gli elettrodomestici a risparmio energetico

Uno dei principali obiettivi di una famiglia è quello di essere attenta ai costi. Sappiamo quanto all’interno dell’economia domestica, sia difficile risparmiare soprattutto di questi tempi. Rispetto a decenni fa, oggi appare tutto più complicato e il paniere dei prezzi, lievita in modo costante facendo aumentare il problema di rispettare il budget familiare.

Una delle voci che maggiormente incide sui costi gestionali di una casa, quello relativo all’energia elettrica è indubbiamente uno tra i più significativi. 
Oltre al costo imposto dal gestore del servizio che non fa nulla per evitare rincari causati da situazioni congiunturali e da come procede il ‘libero mercato’, c’è anche il problema di cattive abitudini acquisite nel tempo come quella di sprecare la corrente elettrica con elettrodomestici lasciati in stand-by (è sufficiente pensare alla tv quasi mai spenta definitivamente ma sempre lasciata in pending) o altri, lasciati addirittura accesi (il tradizionale boiler che funziona 24/7 quando la temperatura dell’acqua scende sotto il calore previsto).

Appare evidente il fatto che per imprimere un vero risparmio sui costi energeticiin primis è necessario educarsi correttamente all’uso di tutti gli elettrodomestici, accendendoli esclusivamente quando questi occorrono prestando la massima attenzione a proposito del loro utilizzo e anche della loro manutenzione.

A questo nuovo modus operandi, bisogna affiancare anche degli strumenti scelti in modo oculato, magari pagando qualcosa di più all’atto dell’acquisto che però si riesce ad ammortizzare con il loro utilizzo.

 

Il passo fondamentale: l’acquisto degli elettrodomestici

E’ noto il fatto che le vigenti leggi, impongono a tutti i produttori di elettrodomestici di evidenziare la loro capacità di consumo di energia, segnalando a quale classe appartengano. 

Ad esempio un elettrodomestico A+++ è quello che ha il minor consumo di energia elettrica rispetto a tutti gli altri. Tanto per dare una idea, un elettrodomestico A+++ consuma la metà di un altro della categoria A++ e, addirittura 1/3 di uno appartenente alla categoria A.

Ma come scegliere l’elettrodomestico a risparmio energetico tra i tanti che compongono il bouquet delle offerte presenti sul mercato? Un primo passo è quello di utilizzare un confronta prezzi capace di fare una scrematura atta a semplificare al massimo, il panorama degli elettrodomestici da valutare.
In secondo luogo, anche se all’acquisto risultano essere più costosi di altri, preferire quelli classificati come A+++ perché il risparmio che si acquisisce bolletta dopo bolletta, non solo ammortizza quella differenza pagata in più ma consente di risparmiare una volta raggiunto il break event point.

Il brand è altresì importante. Scegliere un produttore famoso perché da sempre sul mercato offre delle garanzie (assistenza, pezzi di ricambio ect) che al bisogno, possono rappresentare il valore aggiunto rispetto ad un nuovo produttore che non dispone di un background dimostrabile che potrebbe essere un handicap in caso di bisogno di un centro assistenza.

Le migliori offerte per la bolletta di gas e luce

Le migliori offerte per la bolletta di gas e luce

Pagare meno per la bolletta di gas e luce è possibile, anche semplicemente pagando il giusto ed evitando di anticipare cifre insensate per consumi che non si verificheranno mai. In Italia moltissime aziende per la gestione di gas e luce propongono ai clienti il pagamento di bollette per i consumi supposti, create tenendo conto di quanto consumato l’anno o il mese precedente. Ma nella realtà non avviene sempre così, e spesso ci si trova a dover pagare conguagli elevatissimi, o ad anticipare cifre che poi non corrispondono in alcun modo ai consumi reali. Da oggi per semplificare questo tipo di calcolo della bolletta ci sono le Offerte Luce Wewiki. L’azienda chiede ai suoi clienti di scegliere una quota mensile fissa, chiamata carica, che permette non solo di evitare conguagli elevatissimi, ma anche di risparmiare.

Come si calcola la carica
Nel momento in cui si attiva il contratto luce wewiki ci viene richiesto di scegliere la taglia della nostra carica, che parte da un minimo di poche decine di euro. Per scegliere al meglio è sufficiente controllare le bollette dell’anno precedente, fare un totale dei consumi e dividerlo per 12 mesi. Il risultato sarà realistico e quasi perfettamente corrispondente ai consumi effettivi di mese in mese. Se non si possiedono questi dati Wewiki ci aiuta a fare un calcolo sommario, basato sulle dimensioni dell’abitazione in cui viviamo e sul numero dei componenti della famiglia. La carica si paga ogni bimestre, trimestre o quadrimestre, secondo quanto deciso del singolo cliente, in modo del tutto trasparente.

Gli sconti sulla carica
Oltre a proporre bollette chiare e che necessitano di conguagli minimi, wewiki propone ai suoi clienti un elevato sconto sulla quota che riguarda la spesa per la fornitura di energia elettrica. Tale quota viene scontata di base per tutti coloro che si affidano direttamente al sito wewiki, senza passare per il numero verde dell’azienda. Inoltre se le bollette necessitano di conguagli minimi, quindi se la carica viene calcolata in modo preciso, allora si ottiene un ulteriore sconto sul consumo effettivo nel corso del mese. Il risultato è una bolletta più chiara e precisa, con un prezzo fisso mensile e senza sorprese, con in più uno sconto pesante sui consumi.

L’attivazione è semplicissima
Per attivare il contratto con wewiki è sufficiente connettersi al sito dell’azienda, scegliere la carica per il mese, basandosi sui calcoli spigati in precedenza e richiedere l’invio del contratto. Il servizio con il precedente gestore sarà terminato a cura di wewiki e passeremo sotto la nuova azienda di gestione dell’energia elettrica. Niente di più facile, bastano pochi clic per svolgere tutte le operazioni, senza bisogno di code allo sportello o telefonate interminabili. Oltre all’offerta per la fornitura di energia elettrica wewiki propone anche la fornitura di gas, per uso domestico o anche per il riscaldamento dell’abitazione. Anche in questo caso il metodo di pagamento è quello della carica, che però subisce una variazione durante i mesi invernali, quando si ha l’attivazione della caldaia per il riscaldamento.

Come risparmiare energia con i VMC

In un’epoca tecnologia come la nostra non sono pochi i vantaggi che tutte queste innovazioni hanno portato nelle nostre vite. Uno fra questi è certamente quello di poter ricreare un’aria sana e pulita anche in ambienti chiusi e poco arieggiati; questo è possibile grazie ai sistemi di ventilazione meccanica controllata.

Si tratta di apparecchi all’avanguardia che si sono costantemente evoluti nel tempo grazie ai quali è possibile favorire il ricircolo d’aria all’interno di ambienti chiusi e allo stesso tempo climatizzare l’aria secondo le necessità. Sono ideali negli ambienti domestici quanto negli uffici o in altri ambienti di lavoro come le cucine industriali.

I modelli più recenti sono discreti e la loro installazione non comporta alcun tipo d’intervento strutturale invasivo. Il modulo meccanico vero e proprio, infatti, ha una forma cilindrica che è inserita nella parete collegando l’ambiente interno con quello esterno: in questo modo avviene lo scambio osmotico fra l’aria interna esterna filtrata e immessa all’interno e l’aria “sporca”emessa all’esterno. Non sono pochi i vantaggi che si ricavano nell’installare un sistema di ventilazione meccanica controllata con scambiatore di calore in rame (ionizzatore naturale).

L’aria pulita previene l’insorgere di malattie, agevola il sonno e migliora la qualità della salute. Così migliora in generale la qualità dell’aria nella vostra casa, assicurando il giusto grado di umidità e prevenendo la proliferazione di muffe e batteri, ovvero quella che viene chiamata Sick Building Syndrome – sindrome da edificio malato.

Il risparmio economico ed energetico

La spesa di una sistema di ventilazione meccanica controllata si ammortizza nel tempo traducendosi in un notevole risparmio in bolletta, anche nei mesi invernali durante i quali si ricorre al climatizzatore per scaldare l’ambiente.

Gli edifici moderni di recente costruzione prevedono da progetto l’inserimento dei dispositivi di ventilazione meccanica controllata residenziale. Questo perché contribuiscono in modo ottimale e assolutamente efficiente ad assorbire l’umidità dagli ambienti e contribuire all’isolamento termico. La presenza stessa di questi sistemi di ventilazione rappresenta un valore economico aggiunto all’immobile stesso. La normativa europea 2010/31 impone che i nuovi edifici rispettino, per edifici costruiti dal 31 dicembre del 2020, alcuni criteri individuati affinché le nuove costruzioni possano essere classificate come nearly zero energy building (nZEB), ovvero ad energia quasi zero.

Il consumo elettrico dei dispositivi naturalmente varia secondo il modello di recuperatore e dal regime di funzionamento: si passa da 7W*ora fino a 310W*ora.

Per ridurre il consumo energetico per la produzione di calore e per gravare il meno possibile sulle condizioni ambientali , i moderni sistemi di ventilazione meccanica controllata sono stati progettati per garantire la massima efficienza energetica: lo scambiatore di calore sottrae fino al 95% del calore contenuto nell’aria sporca e lo rimette in circolo per riscaldare l’aria fresca aspirata dall’esterno, per poi rimetterla – calda e pulita – nell’ambiente.
Questo sistema brevettato riduce drasticamente le emissioni di CO2 che gravano sul nostro pianeta e riesce a soddisfare il fabbisogno energetico di un ambiente.

Ma quali sono i parametri stabiliti dalla Comunità Europea affinché un edificio possa essere indicato come costruzione ad energia quasi zero? Li elenchiamo di seguito (presi da: www.sviluppoeconomico.gov.it):

  • l’indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale (EPH);
  • l’indice di prestazione termica utile per la climatizzazione estiva, compreso l’eventuale controllo dell’umidità (EPC);
  • l’indice di prestazione energetica globale, espresso in energia primaria non rinnovabile (EPglnr);
  • l’indice di prestazione energetica globale, espresso in energia primaria totale (EPgl).

Per questi motivi i recuperatori di calore e sistemi di ventilazione sono un elemento ormai indispensabile nella costruzione dei nuovi edifici a basso impatto ambientale.

Articolo offerto da: http://www.prana24.com/

Il Ponte Termico : come porvi rimedio

 

 

Come si evince da Wikipedia, la descrizione corretta di Ponte Termico è: “Il ponte termico è quella zona locale limitata dell’involucro edilizio che rappresenta una densità di flusso termico maggiore rispetto agli elementi costruttivi adiacenti.”

Questa discontinuità di calore che si presenta tra la zona interna e la zona esterna, crea i punti freddi, che generano condensa e muffa. E infatti, il problema delle macchie di muffa è in cima alla classifica delle cause di contenzioso tra venditori e acquirenti nel settore immobiliare, al punto che è stata coniata la definizione di danno da muffa.
La situazione è delicata e il danno dei ponti termici è sempre duplice: da una parte c’è la dispersione termica di calore che fa salire le spese del riscaldamento, dall’altra c’è un problema ancora più serio legato alla salute.

Le cause di questo fenomeno sono differenti, possono avvenire per discontinuità costruttive, cioè quando durante la costruzione dell’abitazione vengono usati materiali eterogenei e per discontinuità geometriche, cioè quando non c’è simmetria tra le travi delle pareti o tra gli spigoli, nei punti vicino al balcone e finestre e così via. Questi fenomeni causano una dispersione termica dall’interno all’esterno, creando il ponte termico.

Il ponte termico, se presente, va assolutamente eliminato per fare in modo che l’intera abitazione sia funzionale e la salute dei residenti sia tutelata, in quanto non fa bene convivere con condensa, muffa e batteri. Una volta, questo problema si eliminava con il calcolo dei ponti termici forfetario, cioè si andava ad agire vicino a tutti i punti a rischio senza mai essere precisi al 100%. Oggi giorno, per legge, si deve usare il calcolo dei ponti termici in modo analitico e dettagliato, solo così si andrà ad eliminare realmente il problema. Per fare questa correzione, con l’entrata in vigore delle norme EN UNI TS 11300 del 2014, si dovrà presentare una relazione (ovviamente dai professionisti del settore) con i calcoli dettagliati da allegare all’Ape, descrivendo anche tutti i punti a rischio quali balconi, infissi, ecc. Tra l’altro, grazie all’Ecobonus, tutti gli interventi che interessano una riqualificazione energetica dell’edificio o appartamento, fruiranno di una detrazione pari al 15%.

Per prevenire la formazione del ponte termico, bisognerebbe coibentare perfettamente i punti sporgenti dell’edificio in modo da eliminare lo sbalzo di temperatura tra interno ed esterno. Per eliminare invece i ponti termici già presenti si possono attuare tre soluzioni, il cappotto termico esterno, il cappotto termico interno e l’isolamento delle intercapedini.

 

Smaltimento e rigenerazione dell’olio motore esausto

 

 

L’olio motore esausto è inquinante e pericoloso, quindi va sottoposto a dei trattamenti di smaltimento e di rigenerazione. In Italia con la messa in atto dell’economia circolare, l’olio motore esausto viene trattato finche da materiale inquinante viene rigenerato e riusato positivamente, si hanno cosi effetti positivi sia per l’ambiente che per l’economia.

Consumo dell’olio motore

Il consumo dell’olio motore è enorme, i motori oltre al carburante, diesel o benzina, consumano anche olio lubrificante. Fortunatamente molto meno oggi di qualche anno fa, grazie ai miglioramenti apportati dagli ingegneri che studiano i motori e i loro consumi.

Alla fine del secolo scorso, i motori consumavano olio in quantità veramente esagerate rispetto a quelle odierne; si arrivava a consumi di 10 litri ogni 1000 km di percorso fatto. Attualmente, i consumi di olio motore, sono considerevolmente diminuiti, attestandosi a 500 cm3 ogni 1000 km.

I motori a combustione interna delle auto e moto, e dei macchinari industriali e agricoli usano oli lubrificanti minerali o sintetici. L’olio, dopo l’accensione del motore, è sottoposto a trasformazioni chimico-fisiche e quindi tende a consumarsi, finché dopo un determinato ciclo di chilometri effettuati, deve esse sostituito.

L’olio motore esausto, in quanto molto inquinante, deve seguire una procedura di smaltimento corretta cosi come recita il Decreto legislativo 27 gennaio 1992 n. 95 “Norme relative alla eliminazione degli oli usati”. Innumerevoli sono i danni che l’olio motore esausto può provocare alla natura se disperso sulla terra o in acqua. Se invece viene bruciato, contamina con sostanze inquinanti che possono causare intossicazioni e danni alla salute.

A Roma vi sono aziende private di raccolta e smaltimento che su richiesta, smaltiscono oli usati per poi rigenerarli. Una di queste aziende, che gestiscono lo smaltimento dei rifiuti in maniera professionale, efficiente e puntuale è Nova Ecologica s.r.l.

Come avviene il riciclo

L’olio motore raccolto, dopo attente analisi viene avviato alla fase di riciclo e smaltimento: tramite rigenerazione che consiste in produzione di nuove basi lubrificanti o se ciò non sia possibile, tramite combustione, se anche ciò non sia possibile, tramite incenerimento.

 

La rigenerazione dell’olio motore usato

La rigenerazione dell’olio motore usato è il processo che permette di trasformarlo in una base di olio motore rigenerato, le cui caratteristiche sono uguali a quelle degli oli motore ottenuti con la lavorazione del petrolio greggio. La rigenerazione produce un rendimento molto alto, difatti da 100 kg di olio motore esausto si ottengono circa 65 kg di olio base rigenerato e circa 25 kg di gasolio e di bitume.